Ogni volta che leggo Filippo Facci sia che lui parli di mulino bianco, sia che parli di MetaPolitica va a finire che in mezzo ci finisce la sua Nemesi. Marco Travaglio. Questa ormai è una delle sfide più appassionanti e della nostra storia e del nostro paese. Seconda solo forse a duelli mitici come quelli tra Coppi e Bartali. L’unica differenza è che qui nessuno passa la borraccia. Al massimo viene scagliata con veemenza contro l’avversario. Mi fa sorridere perché la trovo decisamente figlia di quel paese del pettegolezzo senza fine, degna delle dispute tra tronisti. Prendiamo questo articolo, che dal titolo parte indicando Grillo, ma che già dalla prima riga accoppia al comico anche il giornalista Travaglio, proseguendo così fino alla fine. Al di là del contenuto dell’articolo che mi sembra un po’ pochino mi vien da pensare che se Travaglio, come molti sostengono, è pagato per diffamare chi sta al potere, che sia un giusto o un iniquo, dall’altra parte il caro Filippo Facci fa la medesima cosa attaccando regolarmente chi attacca. Insomma il bue che dava del cornuto all’asino.

Dunque ci sono voluti 281 morti, un paese distrutto e una mobilitazione nazionale per far prendere in considerazione l’idea dell’accorpamento di elezioni europee, amministrative e referendum in un’unica data? Non sarebbe bastato dare un pochino meno retta alla lega e un pochino di buon senso in più per arrivare a questa ipotesi? Tanto più che indipendentemente da tutto lo si chiedeva da settimane, se non mesi. L’Unità ha lanciato una petizione che sembra dare se non altro una fotografia precisa. Era stupido, scellerato sprecare così tutti quei milioni oggi, ma anche ieri. Se fossi cattivo e ingiusto direi che l’emergenza terremoto gli ha dato l’alibi giusto al momento giusto per questo cambio di rotta. La possibilità di fare retromarcia mettendo anche in scacco la lega che vista la situazione non potrà certo lamentarsi più di tanto, rischio una di quelle figure meschine che raramente si dimenticano e l’occasione per Berlusconi di apparire per l’ennesima volta come l’uomo della risoluzione, l’uomo decisivo.

Dopo aver visto questo video mi sono chiesto se vista la situazione non fosse convenuto un minimo di pudore in più. Non tanto, giusto un minimo. Ma quando si tratta di farsi belli i media non guardano in faccia a niente e nessuno.

Il terremoto che ha colpito l’Abruzzo nella zona del territorio dell’Aquila ha, come prevedibile, attirato su di se l’attenzione di tutti i canali in grado di generare flussi d’informazione, compreso il web. Nella caoticità con la quale giungono queste informazioni si rischia di perderne qualcuna che potrebbe rivelarsi utile ai fini dell’aiuto alle popolazioni colpite. Segnalo, come già hanno fatto altri,  a tal proposito la creazione di un WIKI in costante agiornamento che ha l’intento di aggregare in un unico punto informazioni utili per fornire aiuto e assistenza alle popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo del 06/04/2009. C’è anche una room su friendfeed dedicata sempre alla raccolta di info. Sulla tragedia in se non mi sento di dire nulla, non avrebbe senso e nulla si può aggiungere a quel che già è stato detto senza cadere nella retorica. Mi limito a questa segnalazione che mi pare  utile.

Mentre il Pdl esulta per i risultati d’Abruzzo, non tenendo, volontariamente o incosciamente, conto del fatto che il massimale dei voti è su una fetta di elettori molto più bassa rispetto al passato, il PD deve confrontarsi  per l’ennesima volta, in poco tempo, con una sconfitta elettorale. E questa, che sta diventando ormai una consuetudine non giova certo al partitone di Veltroni. Come elettore, alle scorse politiche, del Pd ero titubante avendo io sempre votato per un’area più estrema. Ma la logica del cambiamento, la possibilità di un realtà poltica di ampio respiro mi avevano affascinato. Col senno di poi mi rendo conto che per chiunque avessi votato la tragedia sarebbe stata dietro l’angolo. Non  si poteva sfuggire. Con le sinistre radicali allo sbando e consumate dalle lotte per l’eredità (vedi tesoretti vari e leadership) e l’area moderata confluita tutta nel mega calderone democratico in crogiuolo che nemmeno il peggior chef sarebbe in grado di proporre, l’alternativa oggi come oggi non la vedo. Di Pietro? Direte voi. Ma ho i miei forti dubbi. E fuori discussione che il partito dell’ex pm stia facendo la rimonta della vita, arrampicandosi sui massi franati dal monte PD, ma per quanto riguarda una reale affidabilità c’è secondo me ancora da aspettare. Non tolgo il merito all’Italia dei valori di essere forse l’unica forza d’opposizione a fare il suo lavoro, opposizione appunto, portando di tanto in tanto qualche proposta. Cosa per altro che non fa il PD, ormai incastrato nel ruolo dell’eterno lamentoso a spada tratta.

Alla sconfitta (siamo passati dal metodo Trentino, tanto acclamato dal vertici del Pd,  a quello Abruzzo) si somma poi l’altra valanga. Quella giudiziaria, che riporta in auge per la terza volta il tema della Questione Morale. La prima volta che questo termine uscì fu per bocca di Enrico Berlinguer, successivamente tornò nel dibattito politico in seguito alle vicende di Tangentopoli. Ma a quanto pare servì a poco. Oggi nuovamente sono gli esponenti di quel PD, bersagliato da questi accadimenti, a ripescare dalla zainetto la suddetta questione, che si fa necessaria anche in previsione degli effetti che potrebbero portare le indagini sugli affari della giunta nel Napoletano. Insomma, si dice che “Piove, Governo Ladro” ma qui pare che nemmeno l’oppisizione scherzi più di tanto.

E allora, alla luce di tutti questi fatti, tra un governo che continua imperterrito a fare i suoi comodi tendando, ogni qual volta gli capiti l’occasione, di cambiare le regole del gioco a suo favore e una opposizione che è come un’ “ombra” al buio con in più anche l’aggravante di esser tacciata di losche manovre la scelta per l’elettore diventa difficile. Possibile che l’unica alternativa, nel bacino sinistrorso, sia l’Idv di Di Pietro che per scherzo del destino è tutto fuorché un partito di sinistra, pur nella validità delle sue intenzioni? Venerdì, dicono, Veltroni parlerà chiaro. Ha parole per “tutti” dove quel tutti suona tanto come Dalema. Staremo a vedere. Ma per quanto mi riguarda, ora come ora, pur non perdendo la speranza, la vedo molto grigia. E non ce la faccio davvero a non criticare una sinistra che è ripartita con professate buone intenzioni, ma che alla fine di tutto si porta dietro ancora il vecchio sacco coi cocci rotti. Appesantita.