Mentre il Pdl esulta per i risultati d’Abruzzo, non tenendo, volontariamente o incosciamente, conto del fatto che il massimale dei voti è su una fetta di elettori molto più bassa rispetto al passato, il PD deve confrontarsi  per l’ennesima volta, in poco tempo, con una sconfitta elettorale. E questa, che sta diventando ormai una consuetudine non giova certo al partitone di Veltroni. Come elettore, alle scorse politiche, del Pd ero titubante avendo io sempre votato per un’area più estrema. Ma la logica del cambiamento, la possibilità di un realtà poltica di ampio respiro mi avevano affascinato. Col senno di poi mi rendo conto che per chiunque avessi votato la tragedia sarebbe stata dietro l’angolo. Non  si poteva sfuggire. Con le sinistre radicali allo sbando e consumate dalle lotte per l’eredità (vedi tesoretti vari e leadership) e l’area moderata confluita tutta nel mega calderone democratico in crogiuolo che nemmeno il peggior chef sarebbe in grado di proporre, l’alternativa oggi come oggi non la vedo. Di Pietro? Direte voi. Ma ho i miei forti dubbi. E fuori discussione che il partito dell’ex pm stia facendo la rimonta della vita, arrampicandosi sui massi franati dal monte PD, ma per quanto riguarda una reale affidabilità c’è secondo me ancora da aspettare. Non tolgo il merito all’Italia dei valori di essere forse l’unica forza d’opposizione a fare il suo lavoro, opposizione appunto, portando di tanto in tanto qualche proposta. Cosa per altro che non fa il PD, ormai incastrato nel ruolo dell’eterno lamentoso a spada tratta.

Alla sconfitta (siamo passati dal metodo Trentino, tanto acclamato dal vertici del Pd,  a quello Abruzzo) si somma poi l’altra valanga. Quella giudiziaria, che riporta in auge per la terza volta il tema della Questione Morale. La prima volta che questo termine uscì fu per bocca di Enrico Berlinguer, successivamente tornò nel dibattito politico in seguito alle vicende di Tangentopoli. Ma a quanto pare servì a poco. Oggi nuovamente sono gli esponenti di quel PD, bersagliato da questi accadimenti, a ripescare dalla zainetto la suddetta questione, che si fa necessaria anche in previsione degli effetti che potrebbero portare le indagini sugli affari della giunta nel Napoletano. Insomma, si dice che “Piove, Governo Ladro” ma qui pare che nemmeno l’oppisizione scherzi più di tanto.

E allora, alla luce di tutti questi fatti, tra un governo che continua imperterrito a fare i suoi comodi tendando, ogni qual volta gli capiti l’occasione, di cambiare le regole del gioco a suo favore e una opposizione che è come un’ “ombra” al buio con in più anche l’aggravante di esser tacciata di losche manovre la scelta per l’elettore diventa difficile. Possibile che l’unica alternativa, nel bacino sinistrorso, sia l’Idv di Di Pietro che per scherzo del destino è tutto fuorché un partito di sinistra, pur nella validità delle sue intenzioni? Venerdì, dicono, Veltroni parlerà chiaro. Ha parole per “tutti” dove quel tutti suona tanto come Dalema. Staremo a vedere. Ma per quanto mi riguarda, ora come ora, pur non perdendo la speranza, la vedo molto grigia. E non ce la faccio davvero a non criticare una sinistra che è ripartita con professate buone intenzioni, ma che alla fine di tutto si porta dietro ancora il vecchio sacco coi cocci rotti. Appesantita.

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